di Romina
pubblicato il 6 Maggio 2010 alle 12:47
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Regia: Mamoru Oshii
Sceneggiatura: Kazunori Ito, Masamune Shirow
Cast: Akio Ohtsuka, Atsuko Tanaka, Iemasa Kayumi
Distribuzione: Millenium Storm, Panini Video
Paese: Giappone
Anno: 1995
Durata: 82′
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“2029. Nonostante tutto il pianeta sia coperto dal complesso commerciale e dalle luci elettroniche che ruotano vorticosamente, questo prossimo futuro non si è ancora informatizzato al punto di far scomparire popoli e nazioni…”.
E’ nell’incastro e nella convivenza tra spirito e guscio che Ghost in the shell vive: spirito inteso come anima, coscienza del proprio essere, mente, pensiero; guscio inteso non solo come corpo umano, ma anche come macchina, custodia, tutto ciò che ha la capacità di contenere.
Il passaggio dal guscio allo spirito avviene in un fluttuare di azione, dialoghi introspettivi, conoscenza del reale e dell’irreale, segni dei cyborg che si evolvono inarrestabilmente nel cyberpunk world.
Inutile citare il solito Blade Runner, inutile sottolineare il magnifico lavoro di Kenji Kawai o la stupenda One Minute Warning della collaborazione U2/Brian Eno in Passengers (aggiunta successivamente all’edizione originale del film), la constatazione è che il film è comunque un completo capolavoro di animazione.
di Romina
pubblicato il 6 Maggio 2010 alle 12:40
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Regia: Steven Lisberger
Sceneggiatura: Steven Lisberger
Cast: Jeff Bridges, Bruce Boxleitner, David Warner
Distribuzione: Walt Disney
Paese: Usa
Anno: 1982
Durata: 96′’
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Tra reale e virtuale, dove il virtuale a volte diviene più reale della realtà, si sviluppa la prima completa computer-story della cinematografia mondiale.
La Walt Disney produce con molte remore un film che rappresenta un esperimento, una grande innovazione e un’anticipazione del cinema a seguire.
Il tema del mondo reale che diviene videogioco e virtualità è insito nel film sia a livello metaforicamente diegetico che extradiegetico; tecnica narrativa, creazione stilistica, strumentazione registica e di montaggio, sono parte integrante della storia narrata, amalgamando il confine dei diversi elementi del visibile.
Facile considerarlo ingenuo per chi nel 2010 si accinge alla prima visione, ma non è poi così complicato proiettarsi nel 1982 quando Pac-Man e Space Invaders erano già sul mercato e i giovani nati negli anni ’60-’70 si accingevano ad entrare nel nuovo ideale sociologico di simulazione del tangibile e diversificazione del vero.
Sicuramente Tron fu l’inizio di una nuova epoca.
di Romina
pubblicato il 22 Aprile 2010 alle 09:35
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Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea Von Harbou
Cast: Alfred Abel, Gustav Frohlich, Brigitte Helm
Distribuzione: Ermitage Cinema
Paese: Germania
Anno: 1927
Durata: 120′/150′’
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Così Fritz Lang immaginava il XXI secolo, per l’esattezza l’anno 2026: divisione sociale e fisica tra operai e dirigenti, ricchi e poveri; Torri di Babele apocalittiche e fantascientifiche; robot femminili che inneggiano a Giovanna d’Arco; l’amore che controlla il mondo.
Forse idilliaca, forse semplicistica questa visione del futuro, retorica e barocca, ma indubbiamente esemplare e indimenticabile.
Metropolis è il primo kolossal fantascientifico ad aver dettato le regole del cinema di genere, dando modo di esistere a film come Blade Runner, Matrix, Brazil…
Lang amalgama in un caos primordiale il dualismo e l’elemento assurdamente gotico del più alto espressionismo tedesco, creando uno spazio temporale infinito in cui le lancette di un orologio divengono dilatazioni delle braccia. Appare come un antesignano del concetto mediatico di estensione del corpo umano, che si fa carne e orrore, determinando la vita degli uomini.
Certo, 1984 di Orwell arriva ben 21 anni dopo, ma il controllo del fratello superiore sugli inferiori è già la base da cui partire per affilare gli angoli delle geometrie espressioniste e esaltare le finte ombre del chiaroscuro avanguardistico.
Metropolis non pretende di essere il manifesto dell’espressionismo tedesco, come fu Un Chien Andalou di Bunuel e Dalì per il surrealismo, ma è certamente l’esempio assoluto del cinema come interpretazione del reale, proiettato in un alto livello di fantascienza e lezione primaria per la futura arte della visione.