The ONE Campaign!

The Million Dollar Hotel

di Romina
pubblicato il 12 Febbraio 2007 alle 22:31

I have a lover,
A lover like no other.
She got soul, soul, soul, sweet soul,
And she teach me how to sing.
Shows me colours
when there’s none to see,
Gives me hope when I can’t believe
That for the first time
I feel love.
I have a brother,
Well, I’m a brother in need.
I spend my whole time running,
He spends his runnin’ after me.
I feel myself goin’ down,
I just call and he comes around,
But for the first time
I feel love.
My father is a rich man,
He wears a rich man’s cloak,
Gave me the keys to his kingdom comin’,
Gave me a cup of gold.
He said, “I have many mansions
“And there are many rooms to see.”
But I left by the back door
And I threw away the key.
And I threw away the key.
Yeah, I threw away the key.
Yeah, threw away the key.
For the first time,
For the first time,
For the first time.

“Wow… After I jumped, it occurred to me: life is perfect, life is the best. It’s full of magic and beauty…opportunity and television. And surprises. Lots of surprises, yeah. And then there’s that stuff that everybody longs for…but they only really feel when it’s gone. All thatjust kind of hit me. I guess you don’t really see it all that clearly when you’re…you know…alive. I guess you could say my life only really started about two weeks ago. That’s when I lost my best friend Izzy…and found Eloise. Eloise…she was something to live for. And I guess that means something to die for.
Some people said that she was just a dumb slut, but I knew she wasn’t dumb. Whatever Eloise was or wasn’t didn’t matter to me. She was the love of my life, even though I hadn’t actually met her…yet.”

Regia: Wim Wenders

Sceneggiatura: Bono, Nicholas Klein

Cast: Jeremy Davies, Milla Jovovich, Mel Gibson, Jimmy Smits

Distribuzione: Medusa

Paese:Germania, Gran Bretagna, Usa

Anno: 2000

Durata: 122′

Ancora una volta Wenders si tuffa nei meandri della mente umana, piedi nudi di anime angeliche si incamminano per le strade di Los Angeles, delicati, soli, imbarazzati, estranei. Il Million Dollar Hotel è un edificio decadente che ospita gente emarginata, dimenticata dal mondo intero, scaraventata in faccia alla società a causa della morte del figlio di un magnate dei media: perchè si parla dell’invisibile solo se fa scalpore. Il film apparentemente prosegue alla ricerca del presunto assassino, ma la linea è labile tra suicidio e omicidio e tra verità e immaginazione. La storia invece è una storia di emozioni, di sensazioni, di crescite psicologiche e viaggi dell’animo come solo Wenders sa realizzare.
Tom Tom è un ragazzino ingenuo, tenero, altruista, si vede all’inizio del film lanciarsi dal tetto del palazzo e librarsi nell’aria come un angelo…ma non si vede cadere. Così inizia il suo racconto e il pubblico percepisce le piccole dimostrazioni di forti sentimenti che segue dal suo punto di vista. Eloise è meravigliosa, bellissima, una donna con un passato difficile, un’anima leggiadra che Tom Tom ama profondamente. Sa di amarla ancora prima di incontrarla, proprio come l’amore vero di due persone comuni, o forse una piccola lezione di vita, perchè una tale profondità di sentimenti e un tale sincero amore, un uomo comune non sa nemmeno regalarcelo. Questi folli emarginati vivono nelle stanze dell’Hotel e si distribuiscono attraverso i vari piani, camminando lungo una crescita emotiva che sale sempre più in alto, una scalata verso la libertà, un’ascesa dello spirito sino alla cima della vita, da cui non buttarsi significa non aver compreso ciò che la vita stessa ci offre, mentre buttarsi significa aver vissuto davvero. L’amore tra Eloise e Tom Tom è colmo della tenerezza del sorriso di un bambino, ricco della dolcezza delle carezze dei fanciulli, elementare e sincero in maniera disarmante, ma malinconico come lo sguardo di Tom Tom che seduto sul balcone della finestra guarda al di fuori in cerca della felicità.
E’ qui che Wenders torna ancora a parlarci di angeli, quelli di adesso sono angeli moderni, gli angeli del nuovo millennio che non hanno più posto nella società, in cui la gente non crede più, che continuano a gettarsi per poter cadere in terra ed entrare nel mondo come ne “Il cielo sopra Berlino”, ma che non riescono nel loro intento, perchè nessuno li vede toccare il suolo.
Tom Tom, il piccolo tenero ragazzo, ha spinto giù dal palazzo la vittima, ha ucciso il figlio dei media, ma ci fa comprendere che tutto ciò potrebbe essere pura finzione, perchè quello che vediamo in televisione non esiste; non dobbiamo per forza credere ad ogni cosa, è stato assassinato un figlio dei mass media, è stata uccisa la finzione. Tom Tom non è omicida di nessuno se non della nostra stessa ipocrisia e lui alla fine lo dimostra. Inizialmente non si comprende perchè quel ragazzo che ha appena trovato l’amore della sua vita decide di buttarsi dall’Hotel e suicidarsi, ma poi non ne vediamo il corpo al suolo, ci accompagnano le sue parole d’amore per Eloise che vediamo piangere sulla strada. Non sta piangendo perchè Tom Tom è morto, sta solo piangendo perchè il passaggio del ragazzo nella vita umana è concluso, ha compiuto la sua opera e realizzato le sue volontà. Tom Tom ha amato davvero e ha fatto sì che noi aprissimo per un momento gli occhi al mondo, oltre al cuore. Il suo viaggio è concluso e così scompare nel nulla per tornare tra gli angeli.

“All I ever wanted was just to reach Eloise. just to reach her. I did. And I ended up turning the world upside down along the way, even ifjust for a moment. Wow!”

All my life I worshipped her,
Her golden voice, her beauty’s beat;
How she made me feel,
How she made me real,
And the ground beneath her feet…
And the ground beneath her feet

No, I can’t be sure of anything,
Black is white and cold is heat.
What I worship stole my love away,
Was the ground beneath her feet,
Was the ground beneath her feet.

Go lightly down your darkened ways,
Go lightly underground.
I’ll be down there in another day.
I won’t rest until you’re found.

Let me love you,
Let me rescue you,
Let me bring you where two roads meet.
I’ll come back above,
Where there is only lo-o-o-ove…
Only love…

Take a stranger by the hand,
A man who doesn’t understand
His wildest dreams.
Walk across the dirty sand,
Offer him an ocean
that he’s never seen.
Maybe I was blind
Or I might have closed my eyes.
Maybe I was dumb
When I forgot to say,
If you didn’t know…
Never let me…go…

Un film sottovalutato, un Wenders criticato come non mai, un piccolo capolavoro incompreso, forse perchè fin troppo profondo e umano.

(Lyrics By Bono , script by Bono & Nicholas Klein)

Scarface

di Romina
pubblicato il 5 Febbraio 2007 alle 14:28
Regia: Brian De Palma

Sceneggiatura: Oliver Stone

Cast: Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio

Distribuzione: Universal

Paese:Usa

Anno: 1983

Durata: 164′

Il mondo della cocaina: dallo spaccio fino all’uso esagerato che porta alla distruzione totale della persona e all’annientamento della propria integrità mentale. Brian De Palma non ha voluto solo rappresentare la centralità dello spaccio di droga, con i suoi lati oscuri e il sangue che porta con sè, ma piuttosto ha centrato il tema sulle conseguenze di tali azioni dal punto di vista personale e psicologico.
Tony Montana (Al Pacino) è un avanzo di galera cubano che arriva negli Stati Uniti con lo scopo di diventare ricco e potente, è un uomo scaltro, intelligente, sa come muoversi nel mondo dei trafficanti, sa come farsi amare dai suoi superiori e come mostrarsi sincero e affidabile. Così inizia la sua carriera, avanzando lentamente, risalendo i gradini bianchi della cocaina, fino a raggiungere la massima potenza, la ricchezza sfrenata, la dimora kitsch, la bellissima moglie rubata al boss. Ma nel suo cammino è testimone di continui tradimenti, omicidi al di là di ogni umana violenza (il suo compagno ucciso con una motosega gli lascia un segno profondo), e tutto ciò lo porta a dubitare di tutti, incluso il suo migliore amico. Potere, potere, potere….the world is yours…questa frase si insinua nella sua mente, la vede illuminarsi nel cielo, la ricostruisce all’ingresso della sua abitazione, diviene l’unico obiettivo, tutto ciò che desidera avere: il mondo intero.
Ma come in tutte le cose, il troppo volere porta alla disperazione. Tony è convinto di essere l’uomo più potente e ciò gli dà il nulla osta per uccidere chiunque, il suo unico fastidio è l’idea di rovinare abiti da 800$ sporcandoli di sangue. Sniffa cocaina continuamente, si circonda di polvere bianca e non può farne a meno; la sua vita diviene presto una inutile ingestione di alcool, droga, fumo e cibo.
Il suo ufficio è un’enorme stanza nera e oro, come a rappresentare la sua stessa mente, morte e denaro, solitudine e potere. La sua immensa vasca da bagno piena di schiuma e circondata di gloria, lo immerge fino al collo: un sigaro in mano, nell’altra il telecomando, dietro sua moglie, a fianco il suo amico. Lui è convinto di poter cliccare i tasti e far muovere le sue marionette, è certo che tutto giri intorno a lui, perchè è imbattibile, immortale, intoccabile. Invece sua moglie lo abbandona e il suo amico sposa di nascosto sua sorella, quella sorella così amata da Tony in modo troppo carnale e uccisa dalla gelosia incestuosa.
Tony è solo, nella sua dimora di morte e impazzito, tuffato col muso nella polvere bianca, attende la sua fine. Lui non è immortale, le pallottole sembrano sfiorarlo, rimane in piedi, ma alla fine basta un colpo dietro la schiena per stramazzarlo e gettarlo in una pozza d’acqua e sangue.

“Who you think you fucking with? I’m Tony Montana! You fuck with me, you fucking with the best! I’m still standing. Come on! I take your fucking bullet! Come on! I take your fucking bullet! You think you kill me with bullets? I take your fucking bullets! Go ahead!”

La sua opinione del mondo è un punto di vista distorto, una classificazione scoordinata dei poteri, che relega alla cima della scena l’uomo miliardario e non si erige in forma piramidale; piuttosto è una sorta di ago sottile, in cui Tony rappresenta la materia e il resto della gente è solo un passaggio attraverso la cruna, utile giusto per il tempo di cucire uno strappo. Questo è Tony Montana, il film è Tony Montana, di quest’uomo rimane un ricordo indelebile una volta vissuta la sua storia. Un’interpetazione divina, un volto che mai incute timore o orrore, piuttosto ilarità e goffaggine, a volte pietà, fastidio, ma mai paura. Un mito di ogni tempo.

“You’re all a bunch of fucking assholes. You know why? You don’t have the guts to be what you want to be. You need people like me. You need people like me so you can point your fucking fingers…and say, “That’s the bad guy.” So…what does that make you? Good? You’re not good. You just know how to hide…how to lie. Me, I don’t have that problem. Me, I always tell the truth. Even when I lie. So say good night to the bad guy! Come on. The last time you gonna see a bad guy like this again, let me tell you.”

Lied Vom Kindsein

di Romina
pubblicato il 4 Febbraio 2007 alle 00:43

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano un tutt’uno.
Quando il bambino era bambino su niente aveva un’opinione .
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:
Perchè io sono io, e perchè non sei tu? Perchè sono qui, e perchè non sono lì? Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, è forse solo un sogno? Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? C’è veramente il male? E’ gente veramente cattiva? Come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano solo pane e mela, ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano di mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed è ancora così. Le noci fresche gli raspavano la lingua ed è ancora così.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta, e in ogni città, sentiva nostalgia di una città ancora più grande. E questo, è ancora così. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.

Peter Handke

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