The ONE Campaign!

Reign Over Me

di Romina
pubblicato il 3 Gennaio 2008 alle 17:11
Regia: Mike Binder

Sceneggiatura: Mike Binder

Cast: Adam Sandler, Don Cheadle, Liv Tyler, Jada Pinkett Smith

Distribuzione: Sony Pictures

Paese:Usa

Anno: 2007

Durata: 124′

Un uomo trasandato girovaga con il suo monopattino a motore per le strade di New York. È Charlie Fineman ed ha delle enormi cuffie alle orecchie e la tragedia nel cuore.
Mike Binder trasmigra l’11 Settembre nel privato, nella storia di un uomo qualunque che ha perduto moglie e figlie nel Boing 767 proveniente da Boston, un uomo che contro tutto e tutti ha rimosso la causa del suo dolore semplicemente dimenticando.
Un vecchio compagno di college incontra Charlie e decide di aiutarlo, di recuperare la sua esistenza. La storia di per sé drammatica è spesso colma di momenti divertenti e di incredibile tenerezza. La mdp segue Charlie nella sua dimensione fisica; la metropoli è vissuta da dentro, dal punto di vista dell’uomo che la abita e che rimane inevitabilmente schiacciato dagli infiniti grattacieli, soffocato dalla maestosità di ciò che appare come indistruttibile e protettivo, ma che ha svelato il suo lato più debole da quel giorno di Settembre. Il minuscolo monopattino a motore su cui Charlie viaggia è la coperta di Linus del nuovo essere indifeso, che non lotta più per la soravvivenza ma si lascia vivere nelle distese di LP il cui profumo richiama le emozioni degli anni ‘70 e il cui suono soffoca ogni dolore.
Charlie vive in una sorta di autismo indotto, una sua speciale autodifesa nei confronti della morte dell’anima, un rifugio di musica, lenzuoli bianchi e videogames da cui non poter uscire. Quella che sembra essere una cura, una grande amicizia che spinge Charlie a parlare ancora una volta della sua tragedia, diviene allo stesso tempo dimostrazione di un più ambiguo rapporto instaurato inconsciamente per liberarsi da paure e fallimenti. Alan Johnson, l’amico di Charlie e affermato dentista con una bellissima famiglia, conquista la fiducia totale dell’amico e lo spinge al ricordo, ma si comprenderà che la reale necessità di Charlie è solo quella di essere compreso, il ricordo non lo può aiutare, non è poi così necessario pensare. Si rivela l’uomo di successo colui che ha davvero bisogno di un amico; il rovescio della medaglia è ciò che ha provocato l’11 Settembre: è l’uomo comune che cerca se stesso nei grattacieli di New York, perché una tragedia personale colpisce inevitabilmente il cuore di chi la vive, ma la tragedia collettiva mostra la distruzione dell’uomo qualunque. L’incomunicabilità è la chiave di tutto, ciò che impedisce il relazionarsi: incomunicabilità di un uomo verso i suoi ricordi da una parte, incomunicabilità di un uomo verso se stesso dall’altra. Ed è l’io che deve tornare alla normalità, i ricordi possono anche soffocare sotto le lacrime della pioggia.

Adam Sandler è meraviglioso nel suo ruolo, il suo sguardo spaesato è tenero e simpatico e al contempo ferisce l’anima nel momento in cui tra le lacrime confessa all’amico l’inizio della sua fine.

Sulle note di “Out in the Street” di Bruce Springsteen e la splendida “Love, Reign O’er Me” che ascoltiamo mentre Charlie riordina la sua cucina con tutta la forza che ha in sé, in un atto di disperata autopunizione, si libera la triste storia di un uomo che non deve necessariamente ricordare.

“Sulla strada asciutta e polverosa passiamo le notti da soli, in disparte. Ho bisogno di tornare a casa, verso la fresca pioggia”

Amore regna su di me.

Only love can make it rain
The way the beach
is kissed by the sea
Only love
can make it rain
Like the sweat of lovers
layin’ in the fields
Love
reign o’er me
Only love
can bring the rain
That makes you yearn
to the sky
Only love
can bring the rain
That falls like tears
from all high
Love
reign o’er me
rain on me
On the dry and dusty road
The nights we spent apart alone
I need to get back home
To cool cool rain
I can’t sleep and I lay and I think
The night is hot and black as ink
Woo Oh God I need a drink
of cool cool rain

[Love, Reign o’er Me - The Who (nei titoli di coda la versione è dei Pearl Jam)]

Eastern Promises, una grande History of Violence

di Romina
pubblicato il 3 Gennaio 2008 alle 15:13
Regia: David Cronenberg

Sceneggiatura: Steven Knight

Cast: Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel

Distribuzione: Eagle Pictures

Paese:Usa, UK, Canada

Anno: 2007

Durata: 100′

C’è un filo che lega una pallottola alla lama di un rasoio, tutto si vede e tutto si sente, il sangue a fiumi sgorga senza nascondersi. A volte si chiude un occhio, a volte due, altre volte si percepisce una contrazione allo stomaco. Perché con Cronenberg non c’è spazio per l’immaginazione, tutto ciò che accade si vede, tutto ciò che è detto si sente.
Il reale è mostrato attraverso gli occhi della mdp intessuta nello sguardo di Viggo Mortensen che in A History of Violence appare frastornato, confuso, un uomo non in cerca di serenità ma con una pace dei sensi così completa da risultare noiosa. Non si riesce a credere che lo stesso uomo sia un violento, non un eroe qualunque, ma un assassino nato che non ha esitazione nell’afferrare una pistola e assassinare uomini. Ci si aspetta di scoprire che è tutta una messa in scena, ma si sa che la storia è in mano a Cronenberg e questo è sinonimo di non nascondere nulla.
Viggo Mortensen appare poi violento, oscuro, ambiguo, intento a tagliare dita e cavare denti ad un cadavere congelato. Il suo sguardo è gelido, la sua impetuosità è immediata.

Regia: David Cronenberg

Sceneggiatura: Josh Olson

Cast: Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt

Distribuzione: 01 Distribution

Paese:Usa

Anno: 2005

Durata: 96′

Di questo nuovo Mortensen vediamo e assorbiamo l’intero concetto di carnalità insito nel regista che in Eastern Promises ci regala una delle più perfette e fisiche scene di violenza mai viste.
Mortensen è completamente nudo, vestito solo dei neri tatuaggi insanguinati dal tradimento mafioso, e si scaglia in un corpo a corpo intessuto di istinto animale e contornato da un silenzio inumano e da vapore tinto di rosso sangue. Si odono solo i suoni della carne, i respiri ansimanti della bestia che lotta per la sopravvivenza; il sangue primordiale schizza e lacera la pellicola straziando le membra di un uomo che come un lupo allontanato dal branco si getta con artigli e denti contro il nemico, distruggendolo nonostante la nudità. È logorante il quasi silenzio che avvolge la scena ed è estenuante la bravura di Mortensen nell’interpretare il ruolo.
Il tutto accade in una Londra periferica trasformata in città dell’Est, dove il grigio dei palazzi e la solitudine delle strade fanno da padroni e dove si consumano le storie di intimità della mafia russa. E’ la violenza dei propri sentimenti e della lotta personale al rispetto che avviene da dentro, nelle storie private dei personaggi cronenberghiani di queste due pellicole, dove è mostrata la metamorfosi di un uomo silente che si svela essere violento, in un violento che si svela essere un silente.

E’ l’uomo di Cronenberg colui che inevitabilmente mostra la brutalità della natura umana, istinto che nasce dall’interno e sfocia in manifestazioni aggressive che legano saldamente le mostruose trasformazioni corporali alle mutazioni dell’animo: così è in Videodrome nella sua espressione più significativa, o nel più noto The Fly, così è anche in A History of Violence e Eastern Promises, in cui un Cronenberg maturo permette che la realtà oltrepassi le allucinazioni senza il beneficio del dubbio, nel più solenne spettacolo di voyeurismo erotico inflitto alla violenza.

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