The ONE Campaign!

Il Divo

di Romina
pubblicato il 30 Ottobre 2008 alle 10:39
Regia:  Paolo Sorrentino

Sceneggiatura:  Paolo Sorrentino

Cast:  Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Carlo Buccirosso, Piera Degli Esposti

Distribuzione:  Lucky Red

Paese: Italia, Francia

Anno: 2008

Durata: 110′

Sorrentino è un grande artista della macchina da presa e lo dimostra efficacemente con “Il Divo”. Il film poggia la sua struttura su due elementi fondamentali: la perfetta interpretazione di Servillo e l’utilizzo di una tecnica indiscutibile. La maestria nell’utilizzo della macchina da presa, nella fotografia, nelle tecniche di montaggio è evidente fin dai titoli di testa e dalle prime inquadrature del film trattate con un’originalità particolare e raffinata. I virtuosismi non mancano, così come inquadrature di forte impatto critico ed emozionale. In generale la pellicola è una sorta di estasi visiva che genera un eccitamento dei sensi che si combina di pari passo con quello dei movimenti di macchina. Non vi è tensione narrativa, la storia si sviluppa in maniera abbastanza difficile per chi non conosce a fondo determinate vicende politico-sociali, ma nonostante la possibile distrazione che genera la trama, l’attenzione è legata ai puri momenti estetici che non mancano mai per tutta la durata del film. Servillo è perfetto nel ruolo, riesce ad essere sempre calato nella parte anche nelle situazioni più quotidiane così come in quelle più estranee al normale vissuto. I due momenti migliori del film infatti risultano essere il silenzio di marito e moglie che si tengono per mano mentre ascoltano “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero e in maniera speculare il sublime monologo di Servillo, unico momento davvero enfatizzato del suo ruolo interpretativo. Se questo è il nuovo cinema italiano, allora che abbia una serie numerosa di seguiti.

Vicky Cristina Barcelona

di Romina
pubblicato il 22 Ottobre 2008 alle 11:26
Regia:  Woody Allen

Sceneggiatura:  Woody Allen

Cast:  Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Javier Bardem, Rebecca Hall

Distribuzione:  Medusa

Paese: Usa, Spagna

Anno: 2008

Durata: 90′

Allen non ci sorprende questa volta e manca di poesia filosofica il suo nuovo film che ben poco ha di salvabile. Non è questa la nuova maturità di un regista così prolifico che ha saputo illuminarci con il bellissimo “Match Point”, non è questo il tocco di genio che va ad ampliare la sua eccellente filmografia.
Visky Cristina Barcelona, manca di Vicky, manca di Cristina e ci riserba solo una bellissima Barcelona con una sempre straordinaria e sensuale Penelope Cruz che offusca, seppur per pochi minuti, le altre protagoniste del film.
La storia è intrisa di banalità, con una sceneggiatura evidentemente rapida e superficiale arricchita solo da una voce narrante interessante ed evocativa ma che ben presto diviene irritante proprio perchè necessaria.
L’acclamato sensuale Bardem non rende al pieno delle sue capacità nel doppiaggio italiano e la differenza con i momenti di audio spagnolo è fin troppo evidente; comunque il ruolo di se stesso è abbastanza convincente.
Ottima la fotografia sottolineata da tonalità cromatiche rilassanti e gradevoli, supportate da una fin troppo eterea Barcellona, senza errori e senza graffi, che a volte però dona alla pellicola una falsità quasi sgradevole.
Non basta l’equilibrio del ménage à trois per rendere la storia interessante, un equilibrio che diverte e affascina ma che perde di vigore presto, e ha come conseguenza la stessa spaccatura del trio perfetto, tanto attesa quanto ovvia.
La parentesi spagnola ci fa acclamare cento mille Match Point.

Miracolo a Sant’Anna

di Romina
pubblicato il 21 Ottobre 2008 alle 11:15
Regia: Spike Lee

Sceneggiatura: James McBride

Cast: Derek Luke, Michael Ealy,Laz Alonso, Omar Benson Miller, Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Matteo Sciabordi, John Turturro, Luigi Lo Cascio

Distribuzione: 01 Distribution

Paese: Italia, Usa

Anno: 2008

Durata: 144′

Il nuovo film di Spike Lee ha fatto discutere l’opinione pubblica in uno dei rari casi in cui il dare contro genera distacco e non attacco di massa, visti i deboli incassi.
E’ un peccato vedere come qualche parola al vento possa allontanare da un cinema di elevata qualità artistica. Perchè Miracolo a Sant’Anna è prima di tutto un film completo.
La macchina da presa appare muoversi certa di saper prevedere ogni accaduto, come nella carrellata circolare che investe l’avvio della storia e rende onore ad un John Turturro rapido ma sempre memorabile, come ogni sua apparizione in una storia.
Il film gioca sugli sguardi, sulle espressioni della guerra in cui le scene di battaglia sono all’apice della sanguinolenta manifestazione del dolore e i momenti di pausa non lasciano molto spazio alla speranza, nonostante il Miracolo.
La prima mezz’ora del film è resa inferiore da dialoghi banali e troppo rivelatori, discorsi forzatamente inseriti per  fornire spiegazioni e sequenze incongruenti atte a generare ridicole coincidenze.
Ma si può perdonare tutto a Spike Lee, soprattutto in un’opera che sa citare con dignità il più bel nostrano cinema neorealista, ponendo al centro della scena un bambino che ha la meravigliosa espressione ferita di Bruno e Edmund e la magrezza della fame e della disperazione.
Angelo (questo è il nome del bambino, ma guarda un pò!) sembra provenire direttamente dall’Italia degli anni ‘50, dalla mano di un regista che nelle macerie della guerra costringe il suo piccolo protagonista a diventare grande troppo presto. Ma Angelo vive della genuinità di un’ Italia coraggiosa e sceglie così di offuscare il dolore della perdita atraverso la fantasia, giocando con la palla con il suo amico invisibile, mentre le bombe gli esplodono accanto (Roberto Benigni insegna).
Il miracolo è nella rivelazione del'’altro, nell’adorazione di feticci ai quali aggrapparsi, che rendono invisibili di fronte al dolore e aiutano a non capire una guerra troppo ovvia.
E’ un miracolo la testa di pietra ancorata ad un gigante nero che ricorda un po’ troppo il magico John Coffey, ed è un miracolo l’amico ucciso che vive al fianco della fanciullezza, come è un miracolo la speranza di poter credere che la storia non sia andata così e che tanti innocenti non abbiano mai perso la vita a Sant’Anna di Stazzema.
Spike Lee torna a parlare ancora e soprattutto di nero/bianco, in un modo nuovo e apparentemente diverso, attraverso la storia della 92^ divisione “Buffalo Soldiers” interamente composta da militari di colore, e lo fa inserendoli nel contesto dell’isolamento ambientale oltre che umano, dal quale sapranno rivcavare il loro riscatto.

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