di Romina
pubblicato il 22 Aprile 2010 alle 09:35
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Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea Von Harbou
Cast: Alfred Abel, Gustav Frohlich, Brigitte Helm
Distribuzione: Ermitage Cinema
Paese: Germania
Anno: 1927
Durata: 120′/150′’
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Così Fritz Lang immaginava il XXI secolo, per l’esattezza l’anno 2026: divisione sociale e fisica tra operai e dirigenti, ricchi e poveri; Torri di Babele apocalittiche e fantascientifiche; robot femminili che inneggiano a Giovanna d’Arco; l’amore che controlla il mondo.
Forse idilliaca, forse semplicistica questa visione del futuro, retorica e barocca, ma indubbiamente esemplare e indimenticabile.
Metropolis è il primo kolossal fantascientifico ad aver dettato le regole del cinema di genere, dando modo di esistere a film come Blade Runner, Matrix, Brazil…
Lang amalgama in un caos primordiale il dualismo e l’elemento assurdamente gotico del più alto espressionismo tedesco, creando uno spazio temporale infinito in cui le lancette di un orologio divengono dilatazioni delle braccia. Appare come un antesignano del concetto mediatico di estensione del corpo umano, che si fa carne e orrore, determinando la vita degli uomini.
Certo, 1984 di Orwell arriva ben 21 anni dopo, ma il controllo del fratello superiore sugli inferiori è già la base da cui partire per affilare gli angoli delle geometrie espressioniste e esaltare le finte ombre del chiaroscuro avanguardistico.
Metropolis non pretende di essere il manifesto dell’espressionismo tedesco, come fu Un Chien Andalou di Bunuel e Dalì per il surrealismo, ma è certamente l’esempio assoluto del cinema come interpretazione del reale, proiettato in un alto livello di fantascienza e lezione primaria per la futura arte della visione.
di Romina
pubblicato il 14 Aprile 2010 alle 20:50
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Regia: Sergej Mikhajlovic Ejzenstejn
Sceneggiatura: Sergej Mikhajlovic Ejzenstejn
Cast: Aleksandr Antonov, Vladimir Barskij, Grigorij Aleksandrov
Distribuzione: General Video
Paese: URSS
Anno: 1925
Durata: 60′/75′
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Pathos (dal greco paschein- emozione, sofferenza): è con l’uso aristotelico di questo termine che può essere definito complessivamente “La corazzata Potemkin”.
Le emozioni scaturiscono da brevissimi secondi che si alternano in un movimento ritmico a spirale, in un crescendo esponenziale di terrore e angoscia, pietà e disperazione. Ed è proprio la catarsi aristotelica che genera il distacco finale dello spettatore purificato, altrimenti condannato alla totale empatia che pare generarsi tra l’uomo e la scalinata di Odessa.
Movimenti drammatici e distacco morale avvengono grazie ad un montaggio tanto serrato e violento, quanto armonioso e perfetto. Sono pochi gli attimi a disposizione per osservare un primo piano alternarsi ad un campo lungo; è brevissimo il tempo per entrare nel dolore di uno sguardo, ma è altrettanto crudele e intensa la durata di un crescendo emozionale che porta ad un amore solenne verso una delle più innegabili opere d’arte della storia del cinema mondiale.
di Romina
pubblicato il 14 Aprile 2010 alle 20:38
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Regia: David Wark Griffith
Sceneggiatura: David W.Griffith, Frank E.Woods
Cast: Lillian Gish, Mae Marsh, Henry B.Walthall
Distribuzione: Ermitage Cinema
Paese: USA
Anno: 1915
Durata: 165′
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Difficile arrivare ad una definizione di cinema senza pensare a Griffith ed in particolare a “Nascita di una nazione”. Così come è difficile oggi ammirare attentamente una simile opera, vuoi per l’imponente durata, vuoi perché conosciamo un concetto di visione cinematografica che altera l’approccio al muto e la comprensione di pellicole tanto arcane quanto moderne e avanguardistiche.
Griffith insegna il cinema attraverso grandi innovazioni di montaggio, regia e illuminazione, ma soprattutto per mezzo di una pellicola critica, sociale e di denuncia.
Considerato razzista, condannato e censurato, il film è così immenso da essere riuscito ad entrare nella più meravigliosa e fondamentale STORIA DEL CINEMA.