Twin Peaks - Ordet 2010
di Romina![]() |
Regia: David Lynch, Mark Frost, registi vari
Sceneggiatura: David Lynch, Mark Frost, vari Cast: Kyle MacLachlan, Dana Ashbrook, Lara Flynn Boyle, Michael Ontkean, Sheryl Lee Distribuzione: Paramount Paese:Usa Anno: 1990-1991 Durata: 45′ circa |
Ebbi l’opportunità di vedere Twin Peaks nel periodo della sua prima programmazione italiana, avevo solo 10 anni, non ricordo nemmeno se fu trasmesso in prima o seconda serata (ho sempre sofferto un po’ d’insonnia).
Sono trascorsi ben 19 anni e pur non avendo più avuto l’opportunità di riguardare la serie, ho ancora un quasi perfetto ricordo degli indimenticabili protagonisti, dei volti strani e di quelle immagini inquietanti.
Così conobbi David Lynch (ovviamente all’epoca non sapevo minimamente chi fosse) e così ebbi uno dei miei primi approcci a quell’immenso concetto di cinema onirico e visionario che mi avrebbe accompagnato durante gli anni a seguire.
Quando mi capita di nominare la serie le persone con le quali entro in relazione si dividono in due schieramenti: c’è chi mi guarda strabuzzando gli occhi, dividendosi a sua volta in chi odia profondamente quel telefilm “solo pieno di assurdità e totalmente senza senso” e chi invece dichiara di non averlo mai visto per diverse ragioni; c’è poi chi invece si illumina, si pone in riflessione e comunica apertamente di essere stato “iniziato da Twin Peaks”, cinematograficamente e socialmente parlando (e qui è meglio non indagare ulteriormente, anche perchè rientro nella categoria).
Sono trascorsi tantissimi anni scanditi da un infinito elenco di serials, serie, telefilm…e Twin Peaks ha dettato legge, e indubbiamente ha tracciato i binari spezzati dei suoi successori.
La regola degli opposti è ciò che contraddistingue Twin Peaks: normale/anormale, naturale/innaturale, bene/male, e il tutto è manifestazione di quel principio di indeterminazione heisenbergiano che non permette di conoscere simultaneamente due realtà incompatibili. Così quando appare l’anormalità, non siamo più in grado di leggere la normalità e quando ci si immerge nella natura stupefacente dei boschi del Northwest, l’innaturale diviene l’unica possibilità di controllo dell’impossibile.
Ma l’apparente incomprensione delle prime sequenze che ci si accinge ad osservare, si sviluppa in un crescendo di condivisione e accettazione delle situazioni ambigue: le mostruosità si realizzano come parte integrante del vissuto di Twin Peaks e per lo spettatore divengono le uniche affermazioni di una realtà assurdamente accogliente e indimenticabile.
Ci si renderà presto conto che il parlare al contrario di alcuni abitanti di questa deliziosa e normale cittadina del Northwest, le danze jazz di un nano zoppo che indossa stivali mefistofelici (per coprire la gamba di legno?), il ceppo della strana donna e l’uomo senza braccio, sono tutte parti dell’intero, frammenti di un mondo al quale non si può fare a meno di affezionarsi segretamente, e con un po’ di giusto timore si può così capire che “i Gufi non sono quello che sembrano”.




